12
maggio 2019

Festa della mamma. Un ricordo.

Festa della mamma, mazzi di fiori nelle mani anche dei figli più distratti, telefonate anche da quelli che chiamano di rado, chi ancora può farlo di persona, oggi festeggia la sua mamma.

I rapporti con la mamma non sono sempre semplici, possono esserci contrasti anche forti, ma ognuno di noi riconosce quel rapporto intimo ed unico con quella donna che chiama mamma.

Svegliandomi questa mattina ho indugiato nel letto un po’ più del solito, pensandola, poi mi sono alzata e sono andata a farmi una limonata. Mentre la bevevo, meravigliandomi del mio desiderio di una limonata appena sveglia, un ricordo, vivido quanto inaspettato, è emerso da un remoto angolo del mio inconscio … e la mia limonata ha avuto subito un senso.

Ero alle scuole medie, periodo del quale non ricordo molto se non la perenne sensazione di non essere mai “giusta”, fino ad allora non avevo avuto nessun problema con la scuola e avevo fatto dormire sonni tranquilli ai miei genitori; ma in quel periodo spesso mi svegliavo la mattina con un malessere diffuso, un’inquietudine sconosciuta, un tormento interiore al quale non sapevo dare un nome e, dovendo comunque dire qualcosa del motivo per cui non mi sentivo di andare a scuola, dicevo di avere mal di pancia. Fui portata dal medico il quale, dopo avermi visitato, dichiarò che stavo benissimo e, poiché il medico era un’autorità incontrastata, i miei “mal di pancia” furono immediatamente etichettati come una scusa per non andare a scuola. Oggi verrebbero probabilmente definiti un disturbo psicosomatico, ma all’epoca non la conoscevamo neanche, la parola psicosomatico!

Col senno di poi posso dire che i miei “contorcimenti viscerali” erano l’espressione di quel momento di transizione, dall’infanzia all’adolescenza, caratterizzato da incertezze, dubbi e inquietudini … ma, come recita il proverbio: “del senno di poi son piene le fosse”!

Cominciò così una sorta di “battaglia” mattutina che snervava tutti quanti: io continuavo a dire di avere mal di pancia e di non sentirmi di andare a scuola – mio padre, sentendo di dover reprimere quella che per lui era nient’altro che una manifestazione di pigrizia, mi intimava di smetterla ricordandomi che il medico aveva “smascherato” le mie bugie e che quindi di stare a casa non se ne parlava proprio – infine mia madre che, angosciata dall’idea che io potessi prendere “una brutta strada” non conformandomi a quello che ci si aspettava da me, dava manforte a mio padre dicendomi di smetterla con quelle storie e, come “cura” per il mio fantomatico mal di pancia, mi preparava una limonata – aspra come non mai –  … e mi spediva a scuola.

Non ho mai capito se mia madre puntasse sulle proprietà curative del limone o sul fatto che prima o poi, pur di non bere quella limonata così aspra, avrei smesso di millantare i miei mali di pancia.

La situazione stava diventando insostenibile: io stavo male sempre più spesso, i rapporti con i miei genitori peggioravano di giorno in giorno e anche loro erano tesi e preoccupati, non si sapeva proprio come venirne fuori.

Ma una mattina … mio padre era uscito presto per qualche motivo e al mio risveglio c’era solo mia madre, io mi ero alzata del solito umore e lamentando il mio solito malessere, come ormai ogni mattina pronta a “combattere” ma anche preparata a perdere la mia battaglia; ma nello sguardo di mia madre c’era una luce diversa, forse era più rilassata per l’assenza di mio padre, al quale probabilmente riteneva di dover dimostrare di essere in grado di “gestirmi” secondo le aspettative, ma quella mattina lei riuscì a seguire il suo istinto di mamma lasciando andare le aspettative, le regole sociali e familiari, i doveri e i ruoli … quella mattina mia madre si sedette sul mio letto e mi ascoltò.

Parlai tanto e l’ora di andare a scuola passò senza che nessuna delle due se ne interessasse, pian piano il mio malessere si allentò e a quel punto mia madre andò a prepararmi la fatidica limonata. Quando tornò con il bicchiere colmo e io bevvi il primo sorso mi fu chiaro che qualcosa era davvero cambiata: mia madre ci aveva messo lo zucchero!

Lei non era abituata ad esprimermi il suo affetto a parole, i suoi discorsi erano riservati ad argomenti più pratici, organizzativi o per insegnarmi qualcosa, ma con quella limonata dolce mi ha fatto sentire il suo affetto e il suo sostegno meglio che con mille parole.

Non ricordo se i miei malesseri scomparvero del tutto, ma il risveglio non è più stato un momento di “guerra” familiare e andare a scuola non è più stato un problema. 

Da allora, per me, l’amore della mia mamma è una limonata dolce.

Da Eliana Sabatini
Categoria: Blog